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Poggio nativo

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Poggio Nativo

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Da nord
Autostrada A1 FIRENZE- ROMA. Uscita dopo la barriera di Roma Nord per Fiano Romano e seguire quindi le indicazioni della via Salaria per Rieti.
Da sud
Autostrada A1 NAPOLI-ROMA. Prendere la deviazione altezza S.Cesareo,con la bretella di ricongiungimento alla A1 Firenze-Roma in direzione Roma,giunti alla barriera Roma Nord uscire a Fiano Romano e seguire le indicazioni della via Salaria per Rieti .

TRENO - BUS
La linea ferroviaria metropolitana FIUMICINO AEROPORTO-ROMA-ORTE consente collegamenti con la stazione di Passo Corese-Fara Sabina ogni venti minuti. E' possibile raggiungere il paese con autobus della linea COTRAL.

Per maggiori informazioni:
Servizio FS informa tel. (892021) da rete fissa.
TRENITALIA - http://www.trenitalia.it
COTRAL - http:// www.cotralspa.it

Poggio Nativo sorge a quota 415 s.l.m. su uno sperone del rilievo collinare compreso tra la valle del fiume Farfa a nord e del suo affluente Fosso Riana a sud; da qui dominale circostanti alture coperte di colture di olivi e vegetazione boschiva. L'abitato ha forma allungata con andamento discendente verso i resti dell'antica rocca, posta al margine estremo e protesa verso valle.
Il nucleo abitato è riconducibile nella sua forma generale a quella detta "a fuso", dalla forma allungata, che si sviluppa lungo l'asse principale di via Florido, che con andamento discendente lungo il crinale, porta verso la punta estrema del colle e la rocca Borghese; altri due percorsi con andamento ad esso parallelo, sono tracciate a nord-est a quote molto più basse. Poggio Nativo, detto in origine «Podium Donadei», sorge sulla pianura detta dei «Massacci».
Secondo un'antica tradizione l'antico nome di Poggio Nativo (Podium Donadei) deriverebbe dal fatto che a fondare il centro abitato furono le popolazioni dei luoghi limitrofi, che vi si rifugiarono per difendersi dalle invasioni barbariche: il "dono di Dio"a cui fa riferimento il nome sarebbe stato quindi un segno di ringraziamento verso la Provvidenza, che permise la salvezza di quelle popolazioni.

I primi cenni storici riguardanti Poggio Nativo si riferiscono al saccheggio subito nel 1462 per mano delle truppe di Antonio Piccolomini, se escludiamo le notizie riguardanti la fondazione del piccolo centro di Monte Santa Maria (oggi frazione di Poggio Nativo) attribuita ai monaci di Farfa e risalente al XIV secolo. A partire dal secolo XVII e fino al 1920 furono i Borghese ad esercitare il dominio sul borgo.
Molto difficile ricostruire le iniziali vicende storiche di Poggio Nativo per l'esigua quantità dei documenti nelle fonti medioevali. Rimasto probabilmente alle dirette dipendenze della Santa Sede fino al secolo XIV, passò alla famiglia baronale dei Savelli che ne detenne il possesso fino al 1633, quando, al declinare delle fortune familiari, fu costretta a venderlo per 105.000 scudi al principe Marcantonio Borghese. La presenza di superbi edifici che ancora oggi si possono ammirare all'interno del paese sono la testimonianza eloquente della potenza delle famiglie che vi abitarono e della floridezza economica raggiunta dalla comunità. Particolarmente intensa fu nel XIX secolo la partecipazione degli abitanti di Poggio Nativo agli eventi nazionali che portarono all'avvento della Repubblica Italiana.

Chiesa della S.S. Annunziata
Alcuni storici accolgono la tradizione secondo la quale questa chiesa sarebbe stata eretta in sostituzione di una antichissima cappella dedicata alla Beata Vergine Maria e che la consacrazione sarebbe avvenuta per le mani dello stesso pontefice San Silvestro I. Alla primitiva appartengono il portale e il fonte battesimale.
Nel 1576, sotto il pontificato di Gregorio XIII, la chiesa fu ampliata e riccamente ornata da Bernardino e Lucrezia Anguillara.
All'interno della Chiesa, ampiamente restaurata dopo il terremoto del 1915, si può mirare una pregevole tela di scuola umbro-romana della fine del XVI secolo rappresentante San Francesco di Paola.

Complesso Monastico di S. Paolo
Sorge a poca distanza dal centro abitato: la data 1261 incisa in un epigrafe collocata sul portale della chiesa permette di far risalire l'edificio alla seconda metà del XIII secolo. Nel locale antistante la sagrestia si conservano i resti della decorazione marmorea duecentesca del portale e del pavimento, attribuiti alla scuola cosmatesca.

Monte S. Maria (frazione di Poggio Nativo)
Anche questo castello, come Castelnuovo di Farfa, fa parte dell'ultima fase della fondazione di insediamenti fortificati, avvenuta tra fine Duecento e primo Trecento. La più antica notizia di Monte S. Maria risale al 1339, quando Benedetto XII lo elencò tra i castelli sottratti a Farfa. Il suo apparato fortificatorio doveva essere stato costruito in modo molto accurato, dato che, nella seconda metà del XIV secolo, vi si rifugiò l'abate di Farfa, Sisto, per sfuggire alle compagnie di ventura che stavano compiendo in quel periodo continue scorrerie nella Sabina. Nel 1853 era abitato da 480 persone, delle quali soltanto 12 risiedevano, per complessive 110 famiglie che vivevano in altrettante case.

Museo dell'olio della Sabina (Castelnuovo di Farfa)
Inaugurato di recente, il museo è ospitato nel cinquecentesco Palazzo Perelli e illustra, in un percorso originale che si snoda attraverso la città, la storia dell'olio d'oliva della Sabina, riconosciuto tra i migliori del mondo. Molte sono le installazioni realizzate per il museo da maestri della scultura contemporanea, tra questi Alik Cavaliere, Maria Lai, Hidettoshi Nagasawa e Gianandrea Gazzola. Una sala, dedicata alla "Memoria", presenta una documentazione fotografica accompagnata da musiche selezionate dei cittadini di Castelnuovo; segue la sala multimediale e la sala delle "Macchine" che conserva torchi antichi in uso in Sabina che documentano le trasformazioni produttive attraverso quattro secoli di storia oltre a un gruppo di giare in terracotta del XVII secolo.

Per maggiori informazioni:
Castelnuovo di Farfa (Rieti)
Palazzo Perelli, via Perelli Tel. 076536370
proprietà pubblica
aperto 15.30-20 venerdì, 10-20 sabato e domenica, altri giorni su richiesta
ingresso E. 5,16 intero, E. 3,62 ridotto

L'Abbazia di Farfa
è uno dei monumenti più insigni del Medio Evo europeo; ebbe il patrocinio di Carlo Magno e possedette, nel periodo di massimo splendore, una vastissima porzione dell'Italia Centrale. L'origine dell'Abbazia è ancora incerta, anche se i più recenti scavi archeologici guidati dal prof. David Whitehouse, direttore della British school di Roma, hanno appurato l'esistenza di un complesso del periodo romano sotto l'attuale Badia. La quasi certa identificazione di Lorenzo Siro con il vescovo di Forum Novum (Vescovio) del 554 accerterebbe la creazione, nel Vl secolo, di un centro fervente di fede e di ricchezza. Al tempo dell'invasione longobarda esisteva una basilica ed alcuni edifici monastici. Secondo una leggenda, nell'ultimo ventennio dei VII secolo, Tommaso di Moriana (o Morienna), che viveva a Gerusalemme, a seguito di una visione della Madonna, esortato a cercare in Sabina, in un detto Acuziano, i resti di una basilica a lei dedicata, riedificò l'opera costruita dal vescovo Siro e diede luogo ad una rifondazione della comunità. Nei primi anni dell'VIII secolo il monastero godette della protezione del Duca di Spoleto Faroaldo II.
Farfa era così un'Abbazia Imperiale, svincolata dal controllo pontificio ma vicinissima alla S. Sede. In pochi decenni diveniva uno dei centri più conosciuti e prestigiosi dell'Europa medievale; Carlo Magno stesso, poche settimane prima di essere incoronato in Campidoglio, visitò l'Abbazia e vi sostò. Per comprendere l'importanza economica di Farfa basti pensare che nel terzo decennio del IX secolo, sotto l'Abbate Ingoaldo, essa possedeva una nave commerciale esentata dai dazi dei porti dell'impero carolingio. Sempre a questo periodo risale l'ampliamento massimo del monastero. La decadenza dell'Impero carolingio e, alla fine, divisi monaci e tesoro in tre parti, abbandonò Farfa. L'Abbazia fu presa e incendiata. Dei tre gruppi il primo fondò Santa Vittoria di Matenano nelle Marche, il secondo fu trucidato a Rieti dai Saraceni e il terzo, che si era salvato a Roma, passato il pericolo tornò a Farfa sotto la guida di Ratfredo che, divenuto Abbate, nel 913 completò la chiesa. Fu però un fuoco di paglia, perduta la protezione imperiale si allentò l'unità territoriale. Alcune famiglie romane (Crescenzi-Ottaviani e Stefaniani) si insediarono in molti territori dell'Abbazia divenendone di fatto padroni, la decadenza fu tale che si ebbero all'interno dell'Abbazia contemporaneamente tre abbati in lotta tra loro.
L'ultima ripresa di Farfa si ebbe per opera dell'Abbate Ugo I (997 - 1038), non a caso con il contemporaneo rilancio imperiale ad opera della dinastia degli Ottoni. Nel 999 fu introdotta la riforma nata a Cluny.
Con Berardo I (1047 - 1089) Farfa riassume i caratteri di Abbazia imperiale e nella lotta per le investiture si schiera contro i Papi e a favore di Enrico IV con la conseguenza che, nel 1097, i monaci decidono, per motivi di sicurezza, di trasferire il complesso abbaziale sul sovrastante monte Acuziano, dove ancora oggi sono visibili le imponenti rovine dell'opera iniziata e mai finita. I possedimenti farfensi di questo periodo sono vastissimi, si possono leggere in un diploma del 1118: l'Imperatore Enrico V riconferma pertinenti all'abbazia le zone di S. Eustachio e Palazzo Madama in Roma, Viterbo, Tarquinia, Orte, Narni, Terni, Spoleto, Assisi, Perugia, Todi, Pisa, Siena, Camerino, Fermo, Ascoli, Senigallia, Osimo, Chieti, Tivoli, il territorio aquilano, il Molise, il porto di Civitavecchia e metà città.
La definitiva decadenza inizierà, però di lì a poco: il Concordato di Worms (1122) segnerà, infatti, il passaggio del monastero all'autorità pontificia; con l'Abbate Adenolfo (1125) si sancì ufficialmente la totale sudditanza. Una fiammata filoimperiale si ebbe nel 1155 al passaggio di Federico Barbarossa. Decadenza economica e crisi monastica aggravarono in modo irreparabile la vita dell'Abbazia e alla metà del XIV secolo si arrivò all'interdizione e alla scomunica dell'Abbate per il mancato pagamento delle decime alla Camera Apostolica.
Carbone Tomacelli, Cardinal nipote di Bonifacio IX, all'inizio del XV secolo fu il primo Abbate Commendatario. Non tornò certo il prestigio dei secoli passati ma, in alcuni casi, le famiglie nobili che ebbero, con l'istituto di Commenda, il monastero, ne migliorarono le strutture. Gli Orsini nella seconda metà del XV secolo costruirono l'attuale chiesa che fu consacrata nelle 1496; i Barberini riordinarono e ampliarono il borgo, in larga parte utilizzato per le due grandi. fiere del 25 Marzo e dell'8 Settembre, ricorrenze dell'Annunciazione e della Vergine alla quale è dedicata l'Abbazia.
Nel 1798 Farfa subì il saccheggio dei Francesi e nel 1861 la confisca da parte dello Stato italiano. Dal 1921 l'Abbazia appartiene alla comunità benedettina di S. Paolo fuori le mura.

SANTACITTARAMA Monastero Buddista
Santacittarama, "Il giardino del cuore sereno", è un piccolo monastero, il primo in Italia della tradizione Theravada, "La Via degli Anziani". E' stato fondato nel 1990 per venire incontro all'interesse e al desiderio manifestati sia dai Buddhisti italiani che dagli immigrati della comunità asiatica (in particolare Thailandese, Cingalese, e Birmana). L'associazione Santacittarama è stata riconosciuta nel 1995 come Ente Religioso e fa parte dell'Unione Buddhista Italiana. Il monastero è situato a circa 50 km da Roma, sulle colline Sabine, nel comune di Poggio Nativo, provincia di Rieti.
I monaci residenti seguono una tradizione ispirata dal monaco della foresta thailandese Venerabile Ajahn Chah (1918-1992), noto insegnante, sotto il quale molti occidentali furono ordinati in Thailandia, attratti dalla chiarezza, semplicità e accessibilità del suo insegnamento e della sua pratica.

Le principali risorse economiche di questo paese sono l'agricoltura (olive, uva, cereali, legumi), l'allevamento bovino, equino e suino e l'industria di trasformazione dei prodotti agricoli. Risulta facilmente comprensibile dunque come i punti di forza gastronomici di Poggio Nativo siano tutte le pietanze a base di carni (abbacchio e maiale cotti alla brace ad esempio), legumi, (ingredienti principe per la rinomata pasta e ceci), o i vari tipi di pasta fatte in casa, come le Fregnacce, le ciambelle (la cui sagra si svolge in agosto) o i dolci con confettura di ciliegie.

S. Benedetto al Vigneto
loc. S. Benedetto n. 6
tel. +39 0765-81171

Da Saverio
Via Roma
tel. +39 0765-872078

Il Centurione
Via Archipiglione n°32
Casali di Poggio Nativo
tel. +39 0765-841142

La Grigliata
Via Salaria km. 49,2
tel. +39 0765-841269

L'Oasi
loc. S. Paolo
tel. +39 0765-872154
B&B Il Paese delle Meraviglie
Via Mirtense km. 5
tel. +39 0765-872599

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